San Cataldo Vescovo di Supino


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Capitolo II

Informazioni > La Storia del Santo

Poco tempo dopo il compimento di quel miracolo, cui si è già fatto cenno, venne a mancare, nel fiore della sua gioventù, il figlio di un soldato. Il padre trasportò il suo corpo, senza aiuto di altri, presso la Chiesa della Vergine Santissima, per chiedere a Cataldo di pregare affinché potesse riportare in vita suo figlio (1). A quel tempo, il santo era impegnato a scavare, con le proprie mani (2), le fondamenta della Chiesa. Per porre fine alle appassionate suppliche del padre del defunto ed alle lodi profuse nei suoi confronti, disse: “Sono forse come Dio, capace di resuscitare i morti dalle tombe?”. Ma, con salda fede, il soldato poggiò il catafalco che sosteneva il corpo del figlio vicino alle fondamenta quando Cataldo, per evitare il comportamento importuno dell’uomo, oppure per preservare la propria umiltà, riprese il lavoro interrotto. Mentre faceva ciò, lanciò una porzione di argilla, presa dallo scavo, sul corpo immobile. Il giovane fu immediatamente restituito alla vita (3) e subito scattò in avanti per abbracciare il genitore. Tale fu la gioia di entrambi che rimasero immobili per lungo tempo, per la gioia e la meraviglia, mentre lacrime di ringraziamento sgorgavano dai loro occhi bagnando le loro guance (4). Si sostiene che, compiendo tali miracoli, Cataldo determinò la conversione di molti (5); e, nell’intera Irlanda, non v’era più nessuno che non avesse abbracciato la vera religione, come conseguenza della grazia di Dio che ha agito tramite lui (6). Ma il diavolo, vedendo la possibilità che il suo regno potesse estinguersi nel cuore degli uomini, escogitò un modo per impedire al nostro Santo di diffondere le verità del Vangelo e persino di essere rimosso dalle scene del suo lavoro e della sua utilità.Si tramanda che un capo di nome Meltridis (7), aveva frequentemente istigato contro Cataldo la rabbia del re che regnava su quella parte del Paese. (8) Il soldato, il cui figlio era stato riportato in vita, incapace di frenare la propria gioia, portò il giovane figlio in quella parte del Paese affinché questi fosse esaminato dal re e spiegò i particolari del miracolo che era stato compiuto. A quel tempo, egli disse al re (9), moltissime persone erano presenti, a Lismore (10), per testimoniarlo. Attribuendo tale miracolo alla magia (11), e temendo che Cataldo, approfittando della propria popolarità, potesse aspirare a possedere il regno, il re si portò lungo il fiume, verso Lismore (12). Lì giunto, ordinò che il nostro santo venisse messo in catene e rinchiuso in una buia prigione (13). Ma il Signore, che vigilava sulla sicurezza del suo servitore, inviò di notte due angeli al re per manifestare la volontà divina nei suoi confronti (14). La regina apprese di tale segreto da una sua ammissione quando si svegliò di soprassalto, cui seguì un profondo gemito (15). Uno degli angeli era apparso munito di una grossa spada; i suoi occhi e la sua espressione parevano una minaccia di morte al principe; l’altro, in modo docile, persuase il re a rilasciare Cataldo e a nominarlo successore del capitano Meltridis (16). In un vano tentativo di trovare delle affinità con il nome Meltridis a Munster, il Colgan ci racconta del popolo detto Clann-Moelidhra, di Leinster, che derivano il nome da un dinasta di nome Maelidhra. Ma, nel territorio di tale popolo, non risulta alcuna chiesa denominata Rachan, Rathan o Rathen. Per cui Colgan ritiene che si trattava di un nome riferito al capitano, chiamato, nella Vita di S. Carthage, Malochtrige Dux Nan Desii, e, per una variazione ortografica, è stato convertito in Meltridis dagli italiani (17). Dopo aver convocato i suoi capitani e consiglieri, ai quali riferì cosa era successo, il re chiese il loro parere in ordine a come avrebbe dovuto agire. Nel frattempo, giungeva un messaggero con la notizia della morte di Meltridis, unitamente alla richiesta al re di nominare (18) la persona che avrebbe potuto succedergli. Pensando in silenzio (19) al suo sogno, il re disse: “Che bisogno c’è di un consiglio? Perché, miei consiglieri, deve essere rimesso a voi quello che è più manifesto che se fosse stato confermato da una vostra decisione? Ora, io non sono ingannato da oniriche illusioni, ma riconosco i disegni della Volontà Divina, che a contraddirla sarebbe un eccesso di follia”. Nel pronunciare tali parole ordinò che Cataldo fosse portato dinanzi a lui, e poi, tra le lacrime, il re chiese perdono per la sua iniziale violenza. Nel contempo, egli nominò Cataldo successore del Capitano Meltridis, quantunque il nostro Santo fosse estremamente riluttante ad assumere l’incarico. Contrariamente a quanto riferito dallo scrittore che ci dice che Cataldo fosse già prete, all’epoca in cui cominciò la costruzione della Chiesa della Vergine Santissima, il Moroni ci riferisce che il nostro Santo era soltanto un Diacono quando venne nominato successore di Miltridis (20). Non volendo scambiare il suo sacro uffizio con l’amministrazione delle questioni temporali, Cataldo fu nominato Vescovo, per la gran gioia del re, che assegnò il territorio di Meltridis alla sua chiesa mediante concessione perpetua. Si dice che Cataldo abbia suddiviso il suo territorio in dodici Diocesi (21), mentre il suo incarico venne elevato a Sede Arcivescovile (22). La chiesa, alla quale presiedeva il nostro Santo, fu chiamata Rachan (23), secondo il suo Ufficio e secondo la Vita di Moroni (24).Varie teorie sono state formulate in ordine alla località così denominata. (25) Oggi non è possibile identificare la località esatta, ma probabilmente non era molto distante da Lismore. (26) Si afferma che quando Cataldo la governò per un periodo di tempo, riuscì a portare la gente del territorio circostante a conoscere la fede Cristiana e a praticare ogni virtù. Non riuscendo ad individuare alcuna città, paese o altro luogo che portasse il nome di Rachau, in qualsiasi periodo nella Provincia di Munster, o nel resto dell’Irlanda, Colgan presenta una teoria secondo la quale, a causa di qualche errore, sarebbe stato scritto Rachau (27) invece di Rathan (28), Ratha o Rathach (29). Egli ci ricorda che nella regione meridionale della provincia di Meath, ed ai confini di Munster, è esistita a Rathan o Raithan una famosa città con Monastero, dal quale erano stati scacciati San Carthage e i suoi monaci, prima della fondazione del Monastero di Lismore (30). Ma nella regione dei Desii, in cui si trovava Lismore, esistevano altre tre località con il nome di Rathain, o Rathen. Una di queste era nota come Sen-rathen, cioè “Vecchia Rathen”. Oggi è conosciuta come Shanraghan, un distretto rurale e comune nella Baronia di Iffa e Offa West, nella Contea di Tipperary. (31) Tale distretto presenta bei panorami, e tra le cose di interesse vi è il castello di Shanbally, con una bella proprietà, residenza del Visconte di Lismore (32). La vecchia chiesa – ora in rovina – ma ancora sormontata da un campanile quadrato e relativamente moderno – presenta tuttavia delle caratteristiche di considerevole antichità. Essa è anche circondata da un cimitero. La chiesa era suddivisa in navata centrale e coro (34). Oggi però si presenta diroccata in varie parti. Un’altra località era nota come Rathcormaic (35), mentre la terza era denominata Rath-Ronain. (36) Non appare improbabile che una delle prime due località citate sia stata la sede di S. Cataldo, in quanto Rathen di Meath potrebbe essere stata occupata dal nostro Santo a seguito dell’espulsione di Mochuda, o Carthage; (37) e, poiché molti monaci di questo luogo divennero Abati e Vescovi, in varie parti d’Irlanda, i dodici vescovi nominati dal nostro Santo potrebbero essere compresi tra questi. (38) Tuttavia, è ancora più probabile che Sen Rathen, o Shanraghan, sia stata la città di Cataldo, perché era situata nei pressi di Lismore, in base a quanto è stato affermato. (39) Tuttavia, Colgan accetta l’ipotesi di Rathcormaic e di Rath-Ronain per lo stesso motivo. Parimenti, le tre citate località sarebbero state comprese nell’ambito del territorio di Meltridis, che sarebbe stato il capo dei Desii, mentre Rathen di Meath non sarebbe potuto appartenere a tale capo.(40)Avendo adempiuto ai doveri del suo vescovato per alcuni anni, e con gran fiducia, il Santo si propose di intraprendere un pellegrinaggio a Gerusalemme per visitare il Santo Sepolcro (41). Dopo aver riunito i dodici vescovi, rivelò il suo progetto ed affidò alla loro cura il suo gregge. S'imbarcò su un grande vascello, indossando abiti da pellegrino, e senza un solo accompagnatore, in tal modo, come riferisce l’autore della Vita, non era distinguibile dalle altre normali persone se non per la maestà del suo aspetto e una certa nobiltà nel contegno, che, si dice, lo abbiano caratterizzato. Dopo molte fatiche e pericoli, giunse a Gerusalemme. Qui visitò il Santo Sepolcro ed altri luoghi che sono stati resi famosi dai miracoli e dalla presenza di Cristo. Poi prese una decisione: non sarebbe ritornato nel suo paese natio. Essendo desideroso di condurre una vita solitaria, - cosa molto praticata allora in Oriente – supplicò l’Onnipotente, con preghiere e lacrime, affinché gli fosse consentito trascorrere i suoi ultimi giorni in qualche solitario bosco o eremo della Palestina. Inoltre, era ansioso di liberarsi dell’onere rappresentato dall’ufficio pastorale, e di trasferire su altre spalle la cura delle anime, di modo che cosicché potesse morire sulla terra consacrata dai quaranta giorni di digiuno del Nostro Salvatore, in mezzo ad un popolo che conserva i ricordi della visibile presenza di Cristo sulla Terra. (42) Ma il Signore aveva deciso diversamente, poiché mentre era impegnato a recitare le preghiere mattutine, prima del sorgere del sole, Cataldo ebbe una visione. (43) In essa la Divinità gli ordinò di dirigersi verso Taranto, dove gli Apostoli San Pietro e San Marco avevano per primi gettato le basi della Religione Cristiana.Sempre obbediente alla volontà divina, Cataldo s'imbarcò senza indugio su una nave. Giunsero in mare aperto sospinti dai venti e, non distanti da un porto dove sbarcarono, egli predisse l’avvicinarsi di una tempesta (44). Quando la tempesta si presentò, contrariamente alle attese, egli la placò ricorrendo alla preghiera (45). Un certo giovane, che era salito sull’albero per collegare un cavo, cadde da un'altezza elevata morendo all’istante. Successivamente però Cataldo lo restituì alla vita (46). I fatti che seguirono, presenti in molte delle sue biografie, non appaiono essere ben collegati tra loro; tuttavia, sembra alquanto improbabile che nel suo viaggio dall’Irlanda all’Italia, Cataldo possa aver ricoperto incarichi importanti a Ginevra, nei pressi del Lago di Leman (48). E’ stato scritto che, come prelato e professore di tale città, fosse lì venerato. Ciò nonostante, tale fatto necessita d'ulteriore conferma, così come la supposizione che si fosse recato nella Terra Santa (49). Qualcuno è dell’opinione (50) che, quando Cataldo lasciò la Palestina per l’Italia, era stato accompagnato da Eupreprius (51) – poi chiamato Leuctius (52) – Vescovo di Brindisi, e da Barsanophrius (53), l’Eremita (54). In ogni modo, come si può facilmente notare, i rispettivi periodi non combaciano. Sarà sufficiente commentare che, oltre al nostro Santo, che ha lasciato l’Irlanda nel settimo secolo, quelli citati come suoi compagni (55) non potevano essere dei contemporanei.Altri riferiscono che Donato (56), fratello di Cataldo, arrivò con lui nella Iapygia (57), dove fu nominato vescovo di Lupias (58); entrambi avrebbero vissuto assieme una vita da eremiti in un piccolo paese che successivamente prese il nome del nostro Santo. (59) Dopo averli attentamente esaminati, il Moroni osserva che tali fatti non sono stati riscontrati negli atti della chiesa di Taranto. Tuttavia, l’autore vide, nei pressi di Lupias, una vecchia cittadella chiamata Cataldus, con una chiesa e una piccola grotta ricavata in modo simile ad una cripta. Secondo la tradizione conservata dalla gente di Lupias, il nostro Santo avrebbe frequentemente pregato e celebrato in essa il Santo Sacrificio della Messa. (60) Quando Cataldo giunse in Italia, si ritiene (61) che sia approdato alla foce di un fiume, chiamato dagli abitanti San Pietro de Ribagna, perchè, secondo la tradizione, San Pietro Apostolo, nel suo viaggio da Antiochia a Roma, sarebbe sbarcato nello stesso luogo, dove avrebbe celebrato la messa in una cappella che nel diciassettesimo secolo era ancora lì. Inoltre, a quel tempo, sulla sommità di una collina nei pressi di Manduri, si vedevano ancora i resti di una città chiamata Felline nella quale, quando il santo vi giunse, procedendo nel suo cammino verso Taranto, incontrò una ragazza che accudiva un piccolo gregge sul ciglio della strada. La ragazza era sordomuta. (62) Di ciò il Santo si accorse allorquando la vide disattenta ad una domanda che le rivolse sulla direzione verso Taranto. Egli, pertanto, compì per lei un miracolo a seguito del quale le fu ridato l’udito e la parola. (63) Alla fine della serata, la donna manifestò la sua gratitudine chiedendo al santo di restare nella sua casa fino il giorno seguente. La notizia del miracolo raggiunse la gente di Felline e la loro venerazione verso il servo di Dio fu meravigliosamente intensificata, e si manifestò, in maniera molto consolante per il suo cuore, con l’abbraccio delle verità della Religione Cristiana. Cataldo restò tra loro per alcuni giorni affinché potesse completare un lavoro che era iniziato così felicemente. (64) Nell’Anno 700 Avanti Cristo, un’antica colonia greca fondata dai Parteni Lacedemoni si era insediata nell’Italia meridionale. La loro città si chiamava Taranto, una delle più fiorenti ed opulente della Magna Graecia. (65) Per lungo tempo i Tarantini furono gelosi della crescente potenza dei Romani ed ingaggiarono Pirro, re dell’Epiro, affinché sbarcasse in Italia; questi cominciò una guerra contro quella gente bellicosa con successi alterni. (66) I Brutii occupavano Taranto ed altre città in questa parte dell’Italia. (67) Taranto fu infine presa dai Romani nell’anno 481 del calendario romano, in altre parole il 262 a.C. Successivamente, a seguito di un tradimento, fu ceduta ad Annibale durante la guerra cartaginese, nel 199 avanti Cristo (69); ma fu nuovamente riconquistata dai Romani (70) sotto Fabio (71). I tarantini furono quindi ridotti allo stato di coloni di Roma e si distinsero per oziosità ed effeminatezza di maniere (72) Nel sesto secolo dell’era cristiana furono sottomessi dai Goti. Tuttavia, Taranto fu riconquistata dai Romani nel 553 d.C. (73) Allo scopo di conseguire gli obiettivi della sua missione, Cataldo si avviò verso la città di Taranto al tempo in cui, come sostenuto dal Dott. Lanigan (74), Romualdo, Duca di Benevento, aveva espulso i Greci dalla città, sotto il suo governo durato dal 671 al 687 (75). Successivamente, gli invasori Normanni dominarono l’Italia meridionale, che a loro volta si ritirarono dinanzi alle rivali ambizioni di Spagna e Francia (76). Quando il missionario irlandese giunse nella città di Taranto, egli apprese che i suoi cittadini avevano già ricevuto i primi rudimenti di fede in un periodo precedente dall’Apostolo San Pietro e dal suo discepolo San Marco, presumibilmente nel 45 d.C. Avendo lasciato sul posto San Marco, per andare a Reggio, San Pietro gli aveva chiesto di consacrare Amasianus, un uomo convertito alla religione cattolica, primo Vescovo di Taranto. Egli conservò tale incarico soltanto per un anno e pochi mesi, quando, come viene devotamente ritenuto, fu chiamato alla gran gioia dell’immortalità (77)E' però dubbio se gli abitanti di Taranto fossero per la maggior parte dediti all’idolatria, come riportato nella Vita di Moroni, in relazione all'ingresso del nostro Santo in questa città nell’Anno Domini 170. (79) Ciò non è del tutto improbabile in quanto il paganesimo perdurò in determinati distretti e in località remote dell’Impero Romano fino ad oltre il settimo secolo. Si racconta che, quando fece il suo ingresso nella porta orientale della città, Cataldo avesse incontrato un cieco, dal quale cercò di avere notizie circa l’introduzione della religione in quel Paese e sulla condizione degli abitanti in quel periodo. Gli fu fatto capire che la gente era ricaduta, quasi totalmente, negli errori del paganesimo. (80) Avendo appreso dal cieco che, sebbene fosse stato un miscredente, egli aveva comunque un desiderio ardente per la verità (81), Cataldo gli disse: “Se crederai nella Santissima Trinità, e se sarai battezzato nel suo nome, riceverai subito la luce del corpo e dello spirito”. (81) L’uomo cieco gli rispose: “Signore, io penso che non sia a causa dell’asprezza del mio cuore, né dell’ostinazione del mio spirito che io, fino a questo giorno, sia stato un adoratore d'idoli, ma piuttosto la mancanza di preti e istituzioni cristiane, essendo la nostra città da lungo tempo priva di Vescovo o di Pastore". Al termine di tali parole il nostro Santo battezzò l’uomo cieco che, nello stesso momento, ricevette il dono della vista. (83) Essendo stato cieco dalla nascita, l’uomo si abbandonò ad esaltazioni di gioia nel vedere le nuove cose che lo circondava, e corse subito a raccontare quanto gli era accaduto agli abitanti di Taranto. Egli invitò tutti a venire a vedere lo straniero, dalle cui mani avevano ricevuto il Sacramento del Battesimo. (84) Colmi di meraviglia, i cittadini seguirono l’uomo fino al posto in cui stava Cataldo. Sembrava stesse assorto nei suoi pensieri sui suoi gesti futuri. E pareva che le menti (82) delle persone avessero già ricevuto delle lezioni di fede Divina nel passato. Furono quindi più facilmente impressionati dalle verità della Religione Cristiana annunciate dal loro nuovo Apostolo. Egli ben presto fu scelto a guidarli come Vescovo. (85) Un gran numero di abitanti ricevettero il Battesimo, e tutti espressero rammarico per aver commesso crimini in passato. (86) La maggiore parte degli scritti concordano sulla presenza del vescovato di Cataldo a Taranto nella fine del settimo secolo (87); tale deduzione sembra più verosimile di quanto lo siano quelle notizie derivate da traduzioni confuse che lo collocano invece in un tempo antecedente. Note(1) Si veda Petrus de Natalibus, “Vita S. Cataldi”, lib. iv., cap 143.(2) Si veda Joannes Juvenis, “De Antiquitate et Varia Tarentinorum Fortuna”, lib. Viii., cap. 2.(3) Si veda “Officium S. Cataldi”, Lect. iv.(4) Si veda “Vita S. Cataldi” di Moroni, cap. iv.(5) Nella Officium S. Castaldi, si legge: “Cumque universam Rachan Provinciam praedicatione ad Christi fidem perduxisset”, - Lect. v.(6) Colgan osserva che, sebbene San Cataldo, tramite I suoi insegnamenti e sacri lavori, abbia marcatamente contribuito alla diffusione della religione in tutta l’Irlanda, questi non è stato il primo o principale promotore. Patrizio, e molti altri uomini sacri avevano strenuamente lavorato in questa porzione della vigna di Cristo, prima ancora che il nostro santo fosse stato chiamato a proseguire il lavoro di Dio, nello stesso campo. Vedasi “Acta Sanctorum Hiberniae”, viii Martii, n. 7, p. 555, e ibid., Appendix cap. ii., pp. 560, 561.(7) John Juvenis disse, “Era dux ille Meltridis Dominus”. – “De Abtiquitate et Varia Tarentinorum Fortuna”, lib. Viii., cap. 2.(8) Bonaventure Moroni, nel Secondo Libro della “Cataldias”, allude a lui, nei seguenti versi: -“Sacras Partitur habenasBis senis sociis, quos, e tota Meltriade lectos,Egregia Virtute amini diademata nectunt”(9) Petrus de Natabilus lo cita come re di tutta l’Irlanda.(10) Il Rev. Dr. Lanigan afferma “laddove ciò dovesse essere vero, sarà sicuramente stato un re di Munster. Lo stesso autore, nonché anche il Moroni ed altri, attribuiscono una causa sciocca all’insoddisfazione del re, non degna neanche di essere menzionata. “--“ Ecclesiastical History of Ireland”, vol. iii., cap. xviii., sez. xi., n. 136, p. 126.(11) Si veda Petrus de Natalibus, “Vita S. Cataldi”, lib. iv., cap 143.(12) Colgan, che sembra dare credito a tale leggenda, dice che il re si sarebbe portato verso Linsmore, lungo la riva opposta dell’Abhan-mor o Blackwater, o lungo il corso del fiume, oppure, almeno nella zone sud-orientali di Lagenia nel Munster, dalla direzione di Waterford. Si veda “Acta sanctorum Niberniae”, viii. Martii, n. 8. p. 555.(13) Si veda “Vita S. Cataldi” di Moroni, cap. vii.(14) Si veda Officium S. castaldi, Lett. V. Ed anche l”Officina Propria Sanctorum Hiberniae”, viii. Martii, del De Burgo. In Festo S. Cathaldi, Noct. Ii., Lett. Iv., p. 22.(15) Si veda Joannes Juvenis, “De Antiquitate et varia Tarentinorum Fortuna”, lib. viii., cap. 2.(16) Un dubbio sussiste in ordine a se Miltiadis indicasse il nome proprio del capo oppure il territorio a lui soggetto.(17) Vedasi “Acta Sanctorum Hiberniae”, viii Martii, nn. 9, 10, 11, pp. 555, 556.(18) Si veda Joannes Juvenis, “De Antiquitate et varia tarentinorum Fortuna”, lib. viii., cap. 2.(19) Vedasi Petrus de Natalibus, “Vita S. Cataldi”, lib., cap. 143.(20) Vedasi “Officium S. Castaldi”, lib. i., cap. viii.(21) Vedasi “Officium S. Castaldi”, Lett. v(22) Il rev. Dr. Lanigan osserva come sia ridicolmente scritto che, avendo ottenuto la splendida concessione di un intero principato, Cataldo l’avesse diviso in dodici diocesi, elevando Rachan al rango di Sede Arcivescovile. Percependo l’assurdità di tale favola, nella sua edizione dell’ufficio di San Cataldo, il Vescovo De Burgo ha modificato le Diocesi in Parrocchie e l’Arcivescovado in semplice Diocesi. Si veda “Ecclesiastical History of Ireland”, vol. Iii., cap. Xviii, sez. Xi., n. 138, p. 127.(23) Vedasi “Officium S. Castaldi”, lett. v.(24) Moroni: “Vita S. castaldi”, Lett v.(25) I Bollandisti tentano una teoria secondo cui rachan potrebbe essere individuata nella città di Ragusa, provincia dell’Illiria, in quanto Joannes Lucius, nella sua opera sulla Dalmazia, la chiama “Ragusium et Rausium”, ed aggiunge: “quasi Ragausium, ut inde Rachau potuisset formari”. Tuttavia, tale teoria sembra sia stata abbandonata in quanto supposizione piuttosto improbabile per i motivi asseriti in tale passo. Si veda “Acta Santorum”, tomus ii. Maii x. De Sancto Cataldo, &c. Inquisitio de Aetate et Gestis S. cataldi in Vita, num. 4, p. 577.(26) Si veda il “Dictionary of Christian Biography” del Dr. William Smith e di Henry Wallace, vol. I., p. 422.(27) Nel pubblicare l’ufficio di San Cataldo dall’”Acta Sanctorum Hiberniae, il De Burgo non avrebbe dovuto imporre Rathan nel testo, invece di Rachau, che il Colgan aveva mantenuto. Si veda Officia Propria Sanctorum Hiberniae”, martii viii. In Festo S. Cataldi, Noct. ii., Lect. v., p.22. “Non si tratta questa dell’unica alterazione che lui ha compiuto in tale ufficio, motu proprio”, commenta il Dr. Lanigan, “e senza alcuna sufficiente autorità”.(28) Viene osservato che, se per Rachau leggiamo Rachen – potendo spesso intercambiare la n e la u – la probabilità della teoria di Colgan potrebbe essere resa più evidente con tale similarità di nomi. Si veda la “Storia Ecclesiastica dell’Irlanda”, vol. iii., cap. xviii., sez. xi., n. 131, p. 125.(29) Secondo il suono irlandese di th, Rathan è uguale al suono di Raghan o Rahan.(30) Sembrerebbe che la forma anglicizzata di tale termine significasse “la grande fortezza”. Il lios o lis era un recinto circolare che gli antichi fondatori di monasteri irlandesi – come in questo caso – costruivano intorno alle loro abitazioni. Si veda l’opera del Dr. Patrick W. Joyce : Origine e Storia dei Nomi e Toponimi Irlandesi”, part. Iii., cap. i., pp. 261, 262.(31) Si veda “Storia Ecclesiastica dell’Irlanda”, vol. iii., cap. xviii., sez. xi., n. 131, p. 125.(32) Si veda il “Dizionario Topografico dell’Irlanda” di Lewis, vol. ii., p. 552.(34) Viene descritta nelle “Letters containing Information relative to the Antiquities of the County of Tipperary, collected during the progress of the Ordnance Survey in 1840”, vol. I., Lettera di John O’Donovan, datata 5 Settembre 1840, pp. 44-46.(35) Cià è stato appreso da Colgan nel corso della sua corrispondenza con il Dott. Patrick Comerlord, Vescovo di Lismore.(36) Ora è un distretto rurale della Baronia di Iffa e Offa West, e viene indicata sulla “Ordnance Survey” Townland Maps for the County of Tipperary”, fogli 76, 77, 82, 83. Il Comune vero e proprio è indicato sul foglio 77.(37) La sua “Vita” verrà rinvenuta il 14 di maggio, giorno riservato alla sua festa. Né può confondersi con San Cataldo in quanto non solo i loro genitori sono distinti e i luoghi della loro morte differenti, ma tutti i fatti riferiti nei rispettivi Atti li fanno apparire perfettamente distinguibili, cosicché colui che viene chiamata Carthagus dagli irlandesi non può essere confuso con il santo chiamato Cathaldus dagli Italiani.(38) Questa è l’ipotesi di Colgan. Si veda “Acta Sanctorum Hiberniae”, viii. Martii, n. 2, p. 555.(39) Nella sua Vita, a cura di Moroni, lib. i., cap. v., vii.(40) Si veda l’”Acta Sanctorum Hiberniae” di Colgan, viii. Martii, n. 2, p. 555.(41) Si veda l’”Officium S. Castaldi”, Lect. v.(42) Si veda “Vita S. Cataldi”, lib. i, cap. ix.(43) Dempster dice “a Sancto Petro in somnis monitus”, si incamminò verso l’Italia. Si veda “Historia Ecclesiastica Gentis Scotorum”, tomus i., lib. iii., num 278, p. 164.(44) Si veda Joannes Juvenis, “De Antiquitate et Varia Tarentinorum Fortuna”, lib. Viii., cap,. 2.(45) Si veda “Officium S. Cataldi”, Lect. v.(46) Si veda “Vita S. Cataldi” del Moroni, lib. i., cap x.(48) Si veda Sir James Ware, “De Scriptoribus Hiberniae”, lib. i., p.6.(49) Ciò viene riportato da Joannes Juvenis nel “De Antiquitate, et varia tarentinorum Fortuna”, lib. viii., cap. 2.(50) Secondo Bartolomeo Moroni.(51) La sua festa si tiene l’11 di gennaio. Si veda “Martyrologium Romanum”, in quella data.(52) Visse al tempo di Theodosus il Grande, nel 380 AD circa.(53) Si festeggia l’11 di aprile. Si veda Les Petits Bollandistes, «Vies des Saints», tome iv., xi, jour d’Avril, p. 327.(54) Visse all’incirca all’epoca di Giustiniano, nell’AD 584.(55) Thomas demster ha pubblicato le seguenti strofe latine sui Santi Patroni Scozzesi delle città italiane, i cui versi sono attribuiti a Galeottus Picus, l’eccellente Principe di Mirandola. Si veda la sua “Historia Ecclesiastica gentis Scotorum”, tomus i., lib. iii., num. 278, pp. 164, 165: - “Lux tenebras, aurum plumbum, sic Scotia IernenVincit, doctrina, religione, viris.Clara etenim Innocuo pietas est Rotula primo,Tu, Bonifici, isto claris in orbe nites,Cyriacus decorat sedem. Atque exornat eandem:Multi alii proceres, purpureique patres.Inde Tarentinis pergit radiare Cataldus,Donatus Lupios frater et inde docet;Inde Columbanus Bobii fundamina jecit,Casta Fluentina Brigida in orbe sonat,Faesula ab Andrea et Donato lumina ducunt.Sancte faventinos Aemiliane beas,Et Gunifortis Ticinum Corpore gandet,Clara domus Plinii te, Gunibalde, canit.Dempstero Veneti assurgunt, et bella loquunturParthenopes Scotos martia corda duces.Lanea sus, celebris dira olim clade Ravenna,Laudem horum Tarrus sanguinolentus habet.Hos sanctos fortesque simul colit Ausonis ora".(56) Si festeggia il 22 di ottobre.(57) Il promontorio di Iapigia è posto alla estremità sudorientale dell’Italia, ed è presente sulla mappa antica, nella “Roman History” dei Padri Reverendi Catrou e Rouilie : con Note Storiche, Geografiche e Critiche, &c., vol.ii., Libro xvii., pag. 179.(58) Lupia non è distante da tale punto, ma è un po’ più a nord, sulla costa orientale della Calabria. Si veda ibid.(59) Si veda “Acta Sanctorum Hiberniae”, viii. Martii, n. 13, p. 556 di Colgan.60 Vi veda la “Vita S. Cataldi” del Moroni, lib. i., cap. xi(61) Vi veda la “Vita S. Cataldi” del Moroni, lib. i., cap. xii(62) Si veda il “De Antiquitate et Varia Tarentinorum Fortuna”, lib. viii., cap.2. di Joannes Juvenis(63) Si veda “Officium S. Cataldi”, Lect. v.(64) Vi veda la “Vita S. Cataldi” del Moroni, lib. i., cap. xii(65) Si veda “The Popular Encyclopedia; or Conversations Lexicon”, &c., vol. vi. P. 525.(66) Si veda un resoconto della Guerra scritto dagli autori di “Ancient Universal History”, &c., vol. x., cap. xxxix., sez. ii., pp. 334 – 344.(67) Si veda la “Storia Civile del Regno di Napoli”, tradotta in inglese dal Capitano James Ogilvie, p. 18. Londra, 1729, 1731, e segg.(69) Si veda “Ancient Universal History”, vol. xli., sez. I., p. 3.(70) Si veda ibid., da pag. 19 a 21.(71) 196 Avanti Cristo.(72) Si veda “Italia Sacra”, tomo ix. Tarentina Metroplis, Col. 116.(73) Baronius “Annales Ecclesiastici”, tomus vii., n. xv., p. 367.(74) “Ecclesiastical History of Ireland”, vol. iii., cap. Xviii, sez. xi., n. 141, p. 129.(75) “Rerum Italicarum Scriptores”, tom i. De Gestis Langobardorum, Pauli Diaconi, lib. Vi., cap. Ii., p. 490.(76) “Italy” di Lady Morgan, vol. ii., cap. Xxiv., pagg. 360, 361.(77) “Italia Sacra” dell’Ughelli, tomo ix., Tarentina Metropolis, col. 120.(79) Tale storia ci è raccontata dal De Burgo, il quale ci dice anche, effettivamente sbagliando, che San Cataldo morì nel 492 A.D. circa.(80) “Ecclesiastical History of Ireland” del Rev. Dott. Lanigan”, vol. iii, cap. Xviii., sez. xi, p. 122, n. 140, p. 127. (81) “Officium S. Cataldi”, lett. v.(84) “Officium S. Cataldi”, lett. v.(85) Si veda “l’Italia Sacra” dell’Ughelli, tomo ix. Tarentina Metropolis, col. 121.(82) Si veda il “De Antiquitate et Varia Tarentinorum Fortuna” di Joannes Juvenis, lib. viii, cap. 2.(83) “Vita S. Cataldi” del Moroni, lib. i., cap. xiii.(86) “Vita S. Cataldi” del Moroni, lib. i., cap. xiv.(87) Si veda “Shrines and Sepulchres of the Old and New World”, vol. ii., cap. V., p. 154


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