San Cataldo Vescovo di Supino


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Capitolo III

Informazioni > La Storia del Santo

I primi semi del Vangelo, cosi felicemente sparsi, produssero frutti abbondanti, infatti, in pochissimo tempo non solo tutta la gente di Taranto aveva smesso di venerare gli idoli, ma gli abitanti delle campagne circostanti erano venuti a sentire la predicazione di Cataldo (1). Ciò accelerò la loro adesione alle pratiche della fede cristiana. L’intero aspetto di Taranto e dei distretti confinanti subì immediatamente un profondo cambiamento. Nobili e plebei facevano a gara nella pratica della virtù.La città, che in passato era stata ricettacolo di abomini, divenne culla di atti di eroismo. Gli abitanti, già dediti ai peccati della lussuria e della dissolutezza si distinguevano ora per castità e sobrietà.Laddove i templi erano stati frequentati da adoratori idolatri ed erano stati profanati con la pratica di riti pagani, ci si riuniva ora per celebrare i misteri Divini e le solennità della Religione Cristiana. Sotto la guida di Dio, Cataldo era lo strumento riconosciuto di questa grande rivoluzione sociale. Nella sua vita e nelle sue azioni si rispecchiavano le virtù necessarie per consacrare il suo popolo e la muta eloquenza del suo esempio costituiva una duplice conferma per i suoi ammonimenti pubblici e le sue esortazioni (2). In tutte le città e i paesi della sue diocesi, egli ordinò Preti, Diaconi e clero di rango inferiore. Egli rimase sempre nelle chiese dove si impegnò nell’esercizio della preghiera e della predicazione; mentre con grande sollecitudine e con spirito di carità adempiva i doveri dell’incarico pastorale, dando aiuto e consiglio a vedove ed orfani così come ai molti diseredati e sofferenti del suo gregge.(3). E’ stato affermato che il Santo Vescovo abbia lasciato degli scritti dietro di sé.Con la dubbia autorevolezza di Dempster (4) si è già fatto di Cataldo fautore di un Libro di Omelie, indirizzato al popolo, e di un Libro di Visioni (5); non vi è però alcuna ragione di attribuirgli un lavoro su questi due argomenti. Ciò che passa per il suo libro di Profezie è di natura abbastanza spuria e non si fonda su basi molto affidabili. Alla fine, Cataldo capì che la morte si stava avvicinando.Allora convocò i sacerdoti e gli uomini più importanti di Taranto e si rivolse loro con le seguenti parole (6) intese a verificare la loro fede: “Sapete, miei amati fratelli, che non mi sono portato in questa vostra città spontaneamente dai lontani confini dell’Oceano Occidentale; ma, quando ero a Gerusalemme, il Signore Gesù Cristo si degnò di chiamarmi e mi ordinò di dare alla mia vita un corso diverso da quello che io avevo deciso, e che mi sembrava migliore per assicurare la mia salvezza. (7) Mi fu detto di raggiungere Taranto senza alcun indugio, dove Pietro, principe degli Apostoli, con il suo discepolo ed interprete Marco, aveva gettato le fondamenta della fede. Molto volentieri feci ciò che mi era stato comandato e venni da voi dicendo addio al mio Paese ad alla Chiesa di Rachau dove, come ben sapevo, i miei figli erano impazienti per il ritorno del loro padre e sopportavano la mia assenza con grande inquietudine. Con l’aiuto di Dio ho ripristinato la fede in Cristo, pressoché estinta e non ho mai smesso di rafforzare, con lacrime e preghiere, le duttili menti della gente di Taranto e di incoraggiarla al perfezionamento della vita cristiana, avendo essa abbandonato le illusioni del vizio. Ma oggi io so perfettamente che, quando sarò morto, grandi e potenti nemici si leveranno contro di voi, i quali, sforzandosi di dividere i membri della Chiesa Cattolica con sofisticherie eretiche, cercheranno di indurre ai passati errori il mio gregge, riunito con così tanta fatica. Pertanto, contro quei nemici della fede e della Religione Cristiana, fortificate gli animi della gente con la vostra costanza, memori delle mie fatiche e delle mie veglie. Restituite questo corpo alla madre di tutte le cose da cui è formato. Seppellitelo nella chiesa grande, secondo il rito Cristiano, rivolto verso est nella cappella di S. Giovanni di Galilea e preservatelo per la futura resurrezione” (8). Pronunciate queste parole, egli ricevette i sacramenti, che furono somministrati al morente con grande devozione, mentre il suo spirito passava in Paradiso. Le sue spoglie furono depositate nella Cattedrale di Taranto come egli aveva voluto (9). Secondo Dempster (10), l’acme del Santo si colloca nel 301, che questo scrittore ritiene essere l’anno della sua sepoltura, ma questo racconto non merita la minima considerazione. E’ piuttosto strano non solo che sia sconosciuto (11) l’anno della morte di Cataldo, ma che non vi siano stati tentativi riusciti per appurarlo da parte dei molti scrittori che si sono occupati di lui. Non si sa neppure per quanto tempo egli abbia retto la Sede di Taranto (12), città di cui è diventato Patrono principale.Il suo corpo fu portato nella chiesa, dove si era radunata una gran folla di persone; molte di loro erano affette da svariate malattie, ma ne guarirono toccando il corpo del Santo, come se fosse stato un Tabernacolo dello Spirito Santo (l3). La cerimonia funebre fu celebrata in pompa magna e il suo corpo fu seppellito con tutti gli onori. Una tomba di marmo coprì i suoi resti in una sacrestia appartenente alla chiesa grande; ed anche qui si poteva vedere una cappella, costruita su richiesta di Papa Clemente VIII (14). Il Secondo Libro della biografia di Moroni, costituito da 36 capitoli, è composto interamente dai racconti relativi ai vari miracoli compiuti per i meriti e per 1’intercessione di Cataldo in vari periodi successivi alla sua morte (15). Si rinvia, pertanto, il lettore a questa parte della sua opera per i particolari non immediatamente connessi alla vita e alle azioni del nostro Santo.Ciò che si ricollega più direttamente al Ritrovamento e Traslazione delle Reliquie di S. Cataldo si potrà trovare nello scritto (16) attribuito a Berlengerius da Taranto.Quanto segue è una sintesi di questo racconto, probabilmente il più dettagliato che si possa trovare (l7). Dragonus (l8), Arcivescovo di Taranto (19) aveva deciso di abbattere la vecchia Cattedrale, che era in stato di rovina, per erigere un edificio più nuovo e più bello.Questa decisione era molto gradita sia al clero che al popolo. Iniziati i lavori, un operaio, durante lo scavo delle fondamenta, giunse ad un sepolcro di marmo da cui si propagava una fragranza profumatissima. Quando il fatto fu riferito all’Arcivescovo, Drogonus si affrettò sul posto insieme ai suoi sacerdoti ed al popolo. Con vanga e piccone si apri la tomba.Qui si trovavano i resti del nostro Santo, in stato di eccellente preservazione; il suo nome era stato inciso in lettere latine (20) su una croce d’oro, che fu anch’essa scoperta. Organizzata una processione, furono portati dei lumi, e varie spezie aromatiche vennero bruciate. Ma si constatò che quell’odore miracoloso e profumato che veniva dalle reliquie superava il profumo dell’incenso (21). L’Arcivescovo raccolse questi resti, 1071 d.C. (22).La tomba di marmo fu trasferita in un luogo più visibile e collocata sotto 1’altare maggiore della Cattedrale, dove furono sepolti i resti di Cataldo (23). Durante e dopo la Traslazione (24) furono compiuti molti miracoli (25). All’epoca di Raynaldus (26), Arcivescovo di Taranto, le reliquie del nostro Santo furono conservate nella tomba marmorea sotto 1’altare maggiore.Quando Eugenius III era papa, e Roger Re di Sicilia, Gerald (27), allora Arcivescovo di Taranto, per poter onorare ancora meglio la memoria del nostro Santo, fece preparare una teca di argento sulla quale erano incise le figure del nostro Salvatore, degli Angeli e dei dodici Apostoli.In essa egli ripose anche un pezzetto di legno della vera croce racchiuso in una custodia d’oro ornata di gemme.Proclamato il digiuno, questo Arcivescovo ed i suoi Vescovi suffraganei aprirono, dinanzi ad una gran folla di sacerdoti e di laici accorsi a vedere, il sepolcro del nostro Santo, sotto 1’altare maggiore: era il 10 maggio del 1151 d.C.(28). Egli quindi trasferì le reliquie di Cataldo nella teca di argento preparata per ospitarle, mentre il coro cantava inni e cantici spirituali.In quell’occasione era presente una gran folla di fedeli. Anche allora furono compiuti molti miracoli in favore di quanti soffrivano di ogni sorta di dolore e di infermità (29). Per molti anni a seguire si manifestarono (30) tali prove del potere del Patrono in Paradiso. Dopo molti anni, sotto la guida di Roger Capitignonus, 42° Arcivescovo di Taranto (31), si riferisce così in merito al Ritrovamento della Lingua di S. Cataldo. Selezionati alcuni bravi e rispettabili sacerdoti del luogo, venne loro ordinato di togliere alcuni resti del santo uomo da una teca, o custodia, di argento foggiata in guisa di braccio, al fine di riporli in un reliquiario dalle forme più belle. Gli uomini impegnati in questo compito trovarono la lingua del nostro Santo, che cosi spesso aveva celebrato le lodi del Signore e predicato la parola di Dio al suo popolo.Essa fu quindi chiusa dall’Arcivescovo Roger sotto una copertura di cristallo (32), dove appariva nelle sue vere dimensioni, con il colore naturale che avrebbe avuto se fosse stata appena estratta dalla bocca del Santo. Solo dopo che il popolo di Taranto aveva sperimentato più volte l’efficacia dell’intercessione del suo illustre Patrono, e la devozione nei suoi confronti era notevolmente aumentata, il clero e i senatori di quella città decisero di erigere una statua di argento in onore del nostro Santo. Sembra che fosse all’incirca di dimensioni naturali, e la figura (33) compariva vestita in un abito episcopale con una mitra sul capo e un bastone pastorale in mano (34). Era di lavorazione ricercata ed aveva un alto valore intrinseco. Si dice che il cranio di Cataldo fosse racchiuso nella parte superiore della statua, e che altre parti delle sue reliquie fossero ricoperte nello stesso modo.Sul petto di questa statua in onore di Cataldo pendeva quella croce d’oro che era stata trovata nella sua tomba e portava iscritte queste parole: CATALDVS RACHAV (35).Si dice che durante il regno di Ferdinando (36), re di Napoli, della Sicilia, di Gerusalemme (37), ecc., sia stata miracolosamente scoperta una profezia di S. Cataldo.Un diacono di Taranto chiamato Raphael Cucera, ebbe una visione di S. Cataldo mentre si trovava a pregare nel coro della Cattedrale grande, alle due o alle tre del mattino della domenica precedente la domenica di Passione del 1492 d.C.All’inizio il diacono fu fortemente spaventato, ma poi udì queste parole indirizzate a lui: “Più e più volte ti ho detto di entrare nella Chiesa di S. Pietro, a circa un tiro di pietra dalle mura di Taranto, e tu ti sei rifiutato di farlo; ora ti ripeto ancora una volta: va’ dal Vescovo (38), che avendo radunato gli abitanti ed il clero della città, si avvicinerà a detta chiesa, dinanzi alla quale, su una colonna, troverà 1’immagine di un giovane mirabilmente dipinta e quella figura indicherà con due dita della mano un luogo dove sarà trovato un certo giudizio profetico. Io lo pronunciai mentre ero in vita e lo seppellii sotto i piedi di quella stessa figura che feci dipingere. In quel luogo troverai innanzi tutto una croce di piombo, sulla quale sono incise delle lettere (39); quindi porterai alla luce un libro di piombo ubicato sotto quella croce e protetto da cinghie di piombo, sul quale sono scolpite alcune lettere (40). Porta quel libro chiuso al re e richiama la sua attenzione sul suo contenuto; altrimenti guai al suo regno, perché esso sarà colpito da gravi calamità, da una pestilenza, una carestia e da una guerra condotta dagli infedeli. E se egli non crede alla predizione, tu, Raffaele, ti avvicinerai a lui e gli racconterai la visione che ti si è manifestata”. Dicendo queste parole 1’apparizione svanì dalla sua vista. Si dice che questa profezia sia venuta alla luce nell’ottavo anno di papa Innocenzo VIII, che corrisponde all’anno 1492 d.C. (41); sebbene Anthonius Caracciolus (42) riporti la sua scoperta al 1494 (43) come pure Alexander ab Alexandro.Di conseguenza, il Vescovo, con grande seguito di clero e popolo, si recò in processione al luogo indicato e lì trovò il libro scritto su tavole di piombo, che era evidentemente chiuso a chiave (44).E’probabile che questa profezia (45), riferendosi sia alla situazione del Regno di Napoli ai tempi di Ferdinando, detto d’Aragona (46) - e primo sovrano di Napoli (47) – che all’invasione francese (48), sia un falso costruito in occasione di fatti transitori e per servire un qualche peculiare interesse (49). Tuttavia, si deve osservare che Alexander ab Alexandro dichiara che le profezie in essa contenute furono confermate in modo straordinario dagli eventi che seguirono (50). Verso la fine della Vita di S. Cataldo, Moroni introduce una profezia, probabilmente scritta da lui, attribuita al nostro Santo.Quando era studente a Napoli, lo scrittore vide un documento del genere in possesso di Adrian William Spataphori, un erudito antiquario. Il documento fu trovato da un frate nella biblioteca dell’Aracoeli a Roma e di lì gli fu inviato affinché lo inserisse nella sua biografia del nostro Santo (51).Nell’anno 1600, John de Castro (52), un nobile spagnolo che era stato Arcivescovo di Taranto, aggiunse un’altra croce alla statua argentea di Cataldo, molto più grande di quella inizialmente apposta sulla figura. Anche questa croce è d’oro, ornata di smeraldi e squisitamente lavorata (53).Molte città e comuni italiani prendono il nome da S. Cataldo (54). Egli fu venerato a Venezia, in Umbria ed in Sicilia. Nel 1506, a Coralli, in Puglia, fu permesso ai Frati Minori di costruire una chiesa in onore del Beato Cataldo, affinché cessasse una pestilenza che era divampata (55). A metà del 17° secolo, nell’isola di Malta, vicino alla sua capitale, una cripta e un cimitero furono dedicati a S. Cataldo (56). C’era anche una chiesina dedicata a lui e frequentata da moltissimi devoti per le grazie ricevute per sua intercessione. Anche qui venivano celebrate messe quasi quotidianamente. In passato fu onorato a Genova, a Mondovì e a Sens, dove il comune di Saint Cartaud ha evidentemente preso nome da S. Cataldo (57).Soprattutto per commemorare la Festa del Ritrovamento e della Traslazione delle Reliquie di S. Cataldo, Papa Gregorio XIII, dietro pressante richiesta di Laelius Brancarius, Arcivescovo di Napoli, concesse un’indulgenza Plenaria per la celebrazione solenne del 10 maggio. All’incirca da questo periodo “l’0fficium” di S. Cataldo fu autorizzato dal Pontefice Massimo (58) e 1’Arcivescovo e il clero di Taranto iniziarono a recitarlo in coro, secondo la formula del Breviario Romano.L’8 di marzo (59) l’Officium del nostro Santo viene recitato dal clero irlandese.La martirologia pubblicata da Tallagh non riporta la celebrazione di feste in onore di questo Santo (60). Tuttavia quando si tratta di Santi irlandesi morti nel continente, accade frequentemente che i loro nomi non siano registrati nei Calendari o nelle martirologie nazionali.Secondo la Martirologia Romana (61) Constantinus Ghinius (62) e Bartholomew Moroni (63), il 10 di maggio è la festa che commemora la Traslazione delle reliquie di Cataldo (64).Padre Stephan White (65) da notizia di questo Santo e Sir James Ware (66) colloca la sua festa in questa data. Nell’elenco dei Santi irlandesi di Convaeus, Cataldus, Epis Patrono di Taranto, in Italia, può essere trovato, nelle pagine di O’ Sullevan Beare, al 10 di maggio (67). La Martirologia di Donegal (68) per questo giorno registra una festa in onore di (Cataldo (69), Vescovo di Taranto, Letha). Thomas Dempster, citando Constantinus Ghinius, colloca la festa del Ritrovamento del prezioso Corpo del Vescovo Cataldo al 10 di maggio (70). Il cardinale Baronius fa risalire il ritrovamento delle sue reliquie a questa stessa data (71). Ancora, la festa è indicata dal Vescovo Challoner (72) , dal Rev. Alban Butler (73) e nel Circolo delle Stagioni (74). Non solo l’Irlanda ebbe 1’onore di aver dato i natali e l’educazione a questo alto prelato, ma ancor più fortunati si ritennero i cittadini di Taranto, poiché tra di loro egli svolse i ministeri sacerdotali (75). La carriera di un grande santo riveste interesse per la posterità in ogni tempo e le vite dei grandi maestri, o dottori della cattolicità - uomini che si distinsero come falò nel buio dei tempi remoti - dovrebbero rientrare tra gli studi dei cattolici, i quali gioiscono per la crescita della Chiesa Universale e per i suoi trionfi sul potere del peccato e dell’errore.Note(1) Vedi "Officium S. Cataldi", Lect. v.(2) Vedi "Vita S. Cataldi" di Moroni, lib. I. cap. XV.(3) Vedi "Officium S. Cataldi" Lect. VI.(4) Vedi "Historia Ecclesiastica Gentis Scotorum"; tomus I , lib. III, num. 278, p. 164.(5) Secondo Dempster, i rispettivi titoli sono: "Homilias ad Populum", lib; I e "De Visionibus Suis", lib. I.(6) Vedi "Officium S. Cataldi", Lect. VI.(7) Secondo Joannes Juvenis, questi racconti sono tratti da un'antica biografia di S. Cataldo. Vedi "De Antiquitate et Varia Tarentinorum Fortuna", lib. VIII, cap. 2.(8) Vedi "Vita S. Cataldi" di Moroni, lib. I cap. XVIII.(9) "In questa città giaceno l'ossa di S. Cathaldo già loro vescovo" - "Descrittione di Tutta Italia" di F. Leandro Albertt Bolognese, &c. Magna Grecia Ottava Regione, fol.190, dorso. Pubblicato a La Vinegia, 1551, 4to.(10) Vedi "Historia Ecclesiastica Gentis Scotorum" tomus I, Lib. III, num. 283, p.160.(11) Joannes Juvenis afferma "Scriptura nulla extat, qua dignoscere possemus, quot annos cum Tarrentinis suis vitam duxerit Beatus Cataldus" - "De Antiquitate et Varia Tarentinorum Fortuna", Lib. VIII, cap. 2.(12) E' da notarsi che la Cattedrale è 1'unica chiesa parrocchiale di una città con una popolazione di diverse migliaia di abitanti. Vedi "Lives of the Fathers, Martyrs and other principal Saints, vol. V May X del rev. Alban Butler.(13) Vedi "Officium S. Cataldi", Lect. V.(14) Vedi "Vita S. Cataldi" di Moroni, lib. I cap. XIX.(15) Vedi "Acta Sanctorum Hiberniae" di Colgan, Martii XIII, Vita et Miracula S. Cataldi, Episcopi et Confessoris, Tarentina Civitatis Patroni. Liber Secundus. Miracula S. Cataldi, ex vetustissimis Exemplaribus fidelissime desumpta, stylo modice immutato, pp. 550-555.(16) La 'Historia Inventionis et Translationis' cui già si è fatto cenno, ci sembra fondata su un Sermone, o un Discorso, tenuto in occasione di tale ricorrenza, con probabili aggiunte alla narrazione, quali si riscontrano negli antichi Manoscritti conservati a Taranto. I primi due Paragrafi di detto Trattato, pubblicato dai Bollandisti, contengono un sintetico riferimento all’introduzione del Cristianesimo a Taranto ad opera di S Pietro, Principe degli Apostoli e di S. Marco, nonché cenni al Patrono S. Cataldo, di cui si tralasciano gli Atti per introdurre repentinamente la storia del ritrovamento delle reliquie.(17) Joannes Juvenis compose anche De Inventione Corporis Beati Cataldi, in "De Antiquitate et Varia Tarentinorum Fortuna", lib. VIII cap. 3.(18) Viene chiamato sia Dragonus che Drago e succedette a Stephen, ucciso in una battaglia combattuta tra i Greci e i Normanni, nel 1041 d.C.(19) Da Ughelli - in "Italia Sacra", tomus IX, Tarentina Metropoli - è classificato come sedicesimo Arcivescovo di Napoli.(20) Secondo Moroni era scritto per esteso; sebbene Joannes Juvenis lo ritenga "duabus litteris latinis C, T significantem".(21) Berlengerius aggiunge: "Ingens oritur gaudium: osculatur Reliquias: et gratias Deo referunt pro inaestimabili reperto thesauro".(22) È la data fornita da Ughelli e in questo anno anche il Vescovo di Taranto era presente alla consacrazione della Chiesa di Casino, secondo Leo di ostia nel “Chronicum Ostiensis”, lib. III, cap. 30.(23) Nella Historia di Berlengerius si afferma che le sacre reliquie si potevano vedere là dove erano state riverentemente poste. Joannes Juvenis dice: “In sacello, quod a braccio ipsius Sancti nomen”. – “De Antiquitate et varia Tarentinorum Fortuna”, lib. VIII., cap 3.(24) Tra questi Berlengerius riferisce che le appassite braccia di una donna furono rimesse in salute toccando la tomba del santo; che un paralitico di Benevento era stato guarito in modo similare dagli per mano degli angeli mentre risuonavano contemporaneamente le campane della chiesa ; che una donna che era sorda e muta aveva riavuto l’uso della parola per raccontare il miracolo fatto da Cataldo; e che un giovane, privo delle uso degli arti, fu guarito al sepolcro dell’uomo sacro e alla presenza di un gran numero di persone. Si vedano dei Bollandisti l’“Acta Sanctorum”, tomo ii, Maii x. Historia Inventionis et Translationis Auctore Berlengerio Tarentino et forsan aliis, ex codicibus MSSS., cap. i., sett I a 5, pp. 570, 571.(25) Vita di S. Cataldi”, lib. i., cap xx.(26) Raynaldus governava su Taranto cme 21° Arcivescovo, dal 1106 al 1119. Si veda l’Itlia sacra” dell’Ughelli, tomo ix. Trentina Metropolis, cols. 128, 129.(27) Quando fu deposto Philip, nell’anno 1139 Giraldus divenne il 25° Arcivescovo di Taranto e visse fino al 1172. Si veda ibid., col 121.(28) Joannes Juvenis e Bartolomeo Moroni hanno erroneamente collocato tale Traslazione nell’anno 1150, cioè la tredicesima Indizione. Berlengerius dice: “Est autem gloriosa Traslatio celebrata anno Dominicae Incarnationis MCLI., die decimo mensis Maji XIV., Indictione “ & c.(29) “Vita S. Cataldi” del Moroni, lib. i, cap. xvi.(30) Per un resoconto più dettagliato dei miracoli compiuti con la intercessione di S. Cataldo, si rimanda il lettore all’”Acta Sanctorum” dei Bollandisti, tomo ii, Maji x. De Sancto Cataldo Episcopo Tarentino in Italia. Historia Inventionis et Translationis Auctore Berlengerio Tarentino et forsan aliis, cap. ii., iii, sez. 6-36, p. 571 a 575.(31) Il suo periodo iniziò nel 1334 e terminò il 1348. Ughelli in “Italia Sacra” , tomo ix. Tarentina Metropolis, cols 138, 139.(32)Secondo "De Antiquitate et Varia Tarentinorum Fortuna" di Joannes Juvenis, lib. VIII, cap. 3.(33) Si dice che rappresentasse la figura di un Vescovo nell'atto di prepararsi a celebrare la messa.(34) Joannes Juvenis aggiunge: "argenteis laminis ad incudem extensis".(35) Vedi "Vita S. Cataidi" di Bartholomew Moroni, lib. I. cap. XXII.(36) Si trattava di Ferdinando II, detto Il Rè Cattolico, che fu incoronato Re di Sicilia nel 1473 e che morì nel 15l6 d.C. A lui succedette l’Imperatore Carlo V d'Austria. "Suo padre. Filippo il Bello, Arciduca d'Austria, era figlio dell'Imperatore Massimiliano e di Maria, unica figlia di Carlo il Temerario, ultimo principe della Casa di Borgogna. Sua madre, Giovanna, era la seconda figlia di Ferdinando, Re d'Aragona, e di Isabella, Regina di Castiglia" - "History of the Reign of the Emperor Charles V", Libro I, p. 67- Vedi le opere di William Robertson, D.D., edite da Dugald Stewart, vol. I. Londra, 1845, 8vo.(37) I Bollandisti lasciano intendere che durante il suo regno furono foggiate le parole fatte precedere alla nostra profezia "Domino nostro D. Ferdinando".(38) Sembra che si sia trattato di Baptista Cardinal Ursinus, che resse la Sede dal 1491 al 1498 d.C.. Egli fu il sessantaquattresimo Prelato in successione. Vedi "Italia Sacra" di Ughelli, tomus IX. Tarentina Metropolis, col. 144.(39) I Bollandisti forniscono uno schema approssimativo di questa croce di piombo recante la seguente iscrizione: "Aperiatis hic: invenietis librum, in quo C.T.D. et statim mittatur Regi".(40) I Bollandisti forniscono uno schizzo, di forma quasi quadrata, che si supponeva rappresentasse questo Libro, mentre sulla sua copertina era evidentemente presente la seguente scritta: "Cataldus Rachau Archiep. Tarentinus. Hunc nonaperiat nisi Rex cum uno solo sibi fideli: etstatim mittatur Regi. I."(41) Secondo un anonimo scrittore di Annali.(42) Pubblicò un resoconto di questa profezia a Napoli nel1626.(43) Scrivendo in relazione a questo anno, egli afferma: "Isto anno fuit repertus Terenti liber S. Cathaldi, consistens in tribus laminis plumbeis, videlicet duabus extremts semiscriptis, et media scripta ex utroque latere; qui praesentatus fuit Domino Regi loquens de dicti Regis repentina morte; et sic fuit repente mortuus.(44) Questo è il racconto fornito da Alexander ab Alexandro nella sua opera: "Genialium Dierum", lib. III, cap. 15.(45) Ecco le sue parole, ambigue e di difficile traduzione: "Tu ex Hesperia venisti, unde pestis bis mortifera ob infidelitatem, et monstra quaedam, interquam fui commemorabuntur. Damna tamen recompensabunt duo potentes conjuges regnantes. Vae tibi Christiana religio: incredulos et hypocritas apertos, et occultos habebit sponsa Christi; quoniam sponsus sponsae irascetur. Capita eorum insensata erunt; et occuli eorum tenebuntur, ne videant. Sensualitas, ambitio, et cupiditas regnandi praevalebunt. Sed dicent: Beati pauciora possidantes. Orientur praelia:Insurgent Pharisaei contra Samaritanos; et erunt ingentes Christianorum strages: quoniam nota erunt nimis oppropria eorum super terram. Tu morte tua, que cito aderit, liberaberis, ne videas tuorum riunas: praevidebis tamen, et sollicitus vives: prae dolore, ira et timore, repente morieris: et duabus regni successionibus, una ex te deserta, altera ex allorun nobiliori, et potentiori successione erit. Regnum olim tuum invadent; et, ut lecnes, cum magno apparatu depopulabuntur. Ante eos labentur homines et maenia cadent. Vincent in albis: rubri et nigri cessabunt colores. Inferi ad superos, et superi ad inferos, descendent, et mirabitur mundus revolutiones cum caelo. Nec praesens dies erit praeterito similis. Nulla fides; simultates, fictiones, machinationes, defectiones, planetus, lamentationes, mendacium, rapinae indique regnabunt. Dies aderunt tribulationis, in quibus altiera anhelantes in profundum cadent: et dissolventur faedera, et gaudentiores tristabuntur. Occidens commovebitur: et occidet: Oriens obscurabitur, et timebit valde. Vallet homines leve principiam et horrendus finis: ex modica fiamma ingentes ignes, ex arido fomento nutriti, longicres erunt. Faederibus, et armis perturbabitur mundi nobilior pars; et de summis principatibus contendetur, et erit multorum destructio; qucniam iratus est Deus. Ante faciem ejus percutient se priores, et de regno in regnum commovebuntur. Et terra, uti mare, a ventis fluctuabit: submergentur multi quaerentes portum, et non invenient; quoniam a recto itinere deviaverunt. Inveniat quondam tuus fune vexatum, cujus aucupio et occulto consilio deponit sua, et omnia donabit, dirigens quae cunque in meliorem viam: Et regnabit ex hoc usque in nomen generationem. Serpentes multi venena effundent; sed defletei ex illis caput; et dulciore efficientur venena ex percussionibus. Potentes ex adversitatibus minores cora Deo in facies cadent, et humiliabuntur. Et bonorum supplicationibus placabitur Omnipotens; et Orientalis rabies magno apparatu petetur. Bonum ex malo nascetur ingens; quoniam apparebit Angelus cum gladio et magna minabitur. Insurgent multi et potentissimi; et renovabitur mundus. Erit homo super mensam plumbeam comedens in una de quatuor civitatibus, qui omnibus istis remedium affert". - "Vita S. Cataldi" di Moroni, lib. I, cap. XVII, XVIII.(46) Sebbene Alexander ab Alexandro, nel lib. III cap. 15. affermi: "Cum fiorente fortuna Ferdinandi Primi Regis Aragonii Urbis Neapolitana" &C. , Colgan osserva che questa profezia sembra riferirsi a Ferdinando, primo re di Napoli a portare questo nome, ma non primo re di Aragona.(47) Ferdinando, figlio di Alfonso re di Aragona che mori nel 1404, fu il primo re di Napoli e il secondo re di Aragona a portare questo nome, come si scoprirà dai racconti dei due paesi. Vedi "Acta Sanctorum Hiberniae", VIII Martii, n. l6, p. 556.(48) In un testo stampato relativo al Ritrovamento di questa Profezia, si afferma, tuttavia, che essa fu scoperta nell'anno 1302. Vedi "Acta Sanctorum Hibern.iae", VIII Martii , n. 17, p. 556.(49) Il Dr. Richard R. Madden, alludendo a S. Cataldo, afferma "Ricerche in questo campo hanno portato 1’autore ad acquisire informazioni di natura molto particolare, riguardanti la presunta fabbricazione di lastre metalliche – recanti un'iscrizione a caratteri apparentemente antichi – con cui si voleva far intendere che si trattava di profezie di S. Cataldo compiutesi dopo la sua morte" - "Shrines and Sepulchres of the Old and New World", vol. II, cap. V, pp. 154 - 155. In una nota a questo brano, L'autore prometteva di inserire quest’informazione nella sua Appendice, sotto il titolo: "Pretended Prophecies of St. Cathaldus". Tuttavia, vi abbiamo cercato invano quest’argomento, che l'autore sembra aver tralasciato.(50) Nella sua opera: "Genialium Dierum" lib. VIII, cap. 15.(51) E’ stato estrapolato dal lavoro di Petro Galatinus “ De ecclesia destituita”, libro viii, cap. i.(52)Era stato eletto 75° vescovo di quella sede il 20 di marzo 1600. “Sedit plus minus annis tribus “ ecc., - “Italia Sacra” dell’Ughelli, tomo ix, Trentina Metropolis, col. 47.(53) “Vita S. Cataldi” del Moroni, libro i, cap. 3.(54) Secondo Joannes Juvenis, “De Antiquitate et Varia Tarentinorum Fortuna », lib. viii, cap iii.(55) Si veda “Malta Antica Illustrata co’ Monumenti, e coll’Istoria”, del Prelato Onorato Bres, ecc.libro vi. Cap. xvi, pp. 447 448. Roma 1816, 4to.(56) Ciò viene asserito da Joannes Franciscus de Abela, Vicecancellarius, nell’opera “Desriptio Insulae Melite”, lib. i. Notizia iv . De Coemeteriis. Dice che era ”prope criptan S. Pauli et contigua cryptae” a S Maria de spe noncupatae ecc., . Si veda pag. 47. Tale lavoro è stato pubblicato a Malta nel 1647.(57) Les Petits Bollandists: “Vies des Saints” ecc., tome v., xe. Jour de Mai, n. 2. p. 425.(58) Il decreto è così datato: “datum Romae in Palatio Apostolico, in loco nostrae solitae residentiae v. Nonas Julii MDLXXX.(59) Alcuni autori ritengono si tratti della ricorrenza della data di morte di Cataldo. Tuttavia, non troviamo alcuna menzione del suo nome negli antichi calendari irlandesi in quella data, e neanche all’8 di maggio.(60) Rev. Dr. Kelly “Calendar of Irish Saints” ecc., pp. xvii., xviii.(61) Al 10 di maggio si legge: “Apud Tarentum S. Cataldi Episcopi, miraculis clari”-“Martyrologium Romanum” p. 210. Edizione di Baronius.(62) In “Natales Sactorum Canonicorum”.(63) Vita S. Cataldi, lib. i., cap. xxi.(64) “Cujus natalis Dies celebratur 8 Id. Maii. Inventio 66 Id ejusdem.”- “Italia Sacra” dell’Ughelli, tomo ix. Trentina Metropolis, col. 121.(65) “Apologia pro Hibernia”, cap. ii., p. 15. Anche cap. iv., p. 37.(66) “De Scriptoribus Hiberniae”, lib. i., cap. i., p.8.(67) “Historiae Catholicae Iberniae Compendium”, tomo i., lib. Iv., cap. X, p. 48.(68) Pubblicato dai Dott. Todd e Reaves, pp. 124 e 125.(69) In una nota, il Dott. Todd qui dice: “Il paragrafo tra parentesi è nella scritta più recente”. Letha è il nome irlandese dell’Italia.(70) È stato ripreso dall'opera Petrus Galatinus. "De Tarenti inventio pretiosi corporis Cataldi Episcopi" - "Kalendars of Scottish Saints" del Vescovo Forbes, p. 199.(71) Nella sua nota (h) alla Martirologia Romana, p. 211.(72) Vedi "Britannia Sancta" parte I -. Maggio 10, pp. 285, 286.(73) Vedi "Lives of the Fathers, Martyrs and other Principal Saints", vol. V, maggio 10.(74) vedi p. 131.(75) Questo concetto è espresso in un versetto cantato da tempi remoti nella chiesa di Taranto: "Felix Hibernia, sed magis Tarentum, Quae claudis in tumulo grande talentum".


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