San Cataldo Vescovo di Supino


Vai ai contenuti

La Statua di San Cataldo a Supino

Informazioni > La Storia del Santo

Nell’anno 1870 un incendio distrusse nella chiesa di S. Pietro l’antica Statua di S. Cataldo. Nella sventura dell’evento l’arciprete Colonna di Morolo, nativo di Supino, dette incarico al giovane scultore di Morolo Ernesto Biondi (1855-1917), che allora era all’inizio della sua carriera di sommo artista, di disegnare la testa del Santo che – a dire dello stesso (Memorie del Biondi) – fece con profonda ispirazione e devozione perchè era rimasto stupefatto dell’imponenza dei pellegrinaggi e quindi si era impressa nel suo cuore la figura della statua distrutta. Egli disegnò un piccolo capolavoro, che suscitò l’ammirazione e l’approvazione generale.L’esecuzione dell’opera fu affidata ad un artefice romano (di cui non si ricorda il nome) che aveva bottega in una via, ora scomparsa, situata intorno a S. Andrea della Valle.’artefice eseguì alla perfezione il disegno del Biondi dandogli una sua impronta d’arte. Ideatore ed esecutore fusero la loro valentia e dettero una statua evidentemente artistica, tale da richiamare l’attenzione delle autorità ecclesiastiche, di artisti e di personalità e dei fedeli tutti.Lo stesso Cardinale Giacomo Antonelli, Segretario di S.S. Pio IX, rivolse le sue premure per un’opera così solenne e, devoto anche lui del Santo, volle donare alla statua una mitria pontificale, artistica opera di oreficeria, in oro e argento massiccio tempestata di n. 20 pietre preziose. Tale mitria oltre al valore intrinseco notevole ed artistico, ha anche un valore storico in considerazione della alta notorietà del suo donatore. Viene posta al Santo nel giorno della sua processione e durante l’esposizione della Statua.Recentemente è stata esposta alla Mostra dell’Artigianato Sacro Ciociaro – organizzata dal Ministero della Pubblica Istruzione, riportando una unanime entusiasta stima.L’Anello pontificale e il bastone pastorale, sono stati donati dal vescovo di Ferentino Mons. Tirabassi, allo scopo di completare l’adornamento della sacra statua. Anche questi sono oggetti preziosi, eseguiti con fine stile e senso dell’arte.Di apprezzabile valore artistico e intrinseco sono pure la Croce e la Catena pettorali.Il Trono Processionale del Santo è un lavoro in legno intagliato veramente artistico di puro stile classico, eseguito con la statua nel 1870.Nella sacrestia della Chiesa è conservato un antico stendardo processionale del 1663, rinvenuto nel 1963, che raffigura S. Cataldo Vescovo con S. Lorenzo, quali Patroni della Cittadina, e nella parte anteriore la Vergine Assunta in Cielo, attorniata da un gruppo di “Fratelli” della Congregazione dello Spirito Santo in atto di profonda venerazione.Tra gli oggetti di culto notiamo i più antichi – oltre i recenti preziosi – donati al Santuario dai fedeli supinesi e pellegrini:Un calice in argento con cesello finissimo degli emblemi della Passione, donato nel 1795 dall’Arc. Merlini e dal Capitolo della Chiesa; Altro calice pure in argento, dono del Sig. Candido Bizzarri del 1851;Antica Mitria in argento dell’Antica Statua del Santo, distrutta dall’incendio del 1870, dono del Sig. Giovanni De Paolis Foglietta nel 1749.Opera preziosa ancora ben conservata nonostante che nel tempo sia stata manomessa con l’asportazione di qualche pietra ornamentale;Artistico reliquiario in argento con lo stemma gentilizio della nobile famiglia donatrice, Bavari di Supino, con incisa l’iscrizione: Vincentius Bavari – I Maji 1863.Se l’incuria degli uomini e il volgere dei tempi non avessero distrutto gli antichi archivi parrocchiali, forse qualche notizia ancora più preziosa si sarebbe salvata e oggi saremmo meglio informati sul passato del nostro santuario.Di tali oggetti rimasti si è costituito il Tesoro del Santuario, considerato sotto il profilo della preziosità materiale; ma il vero inestimabile Tesoro del Santuario, racchiuso nei simboli spirituali che la chiesa custodisce gelosamente, è rappresentato dalla immensità di devozione e di fede che in essa si manifesta nei giorni della festa e che quotidianamente opera silenziosamente nei cuori.Ultimata la ricognizione, usciamo dalla chiesa, pensosi alquanto per aver trovato o ritrovato una fonte inesauribile di elevazione mistica e soddisfatti di esserci in essa dissetati, a sollievo, sia pur parziale, delle ricorrenti angosce umane.Siamo usciti per il portone centrale, fatto recentemente di nuovo da una locale falegnameria in sostituzione di quello vecchio ridotto ormai in uno stato indecoroso. È un portone che per artisticità e per stile è pari alla bellezza del sovrastante quadro in mosaico. Nei suoi riquadri alla base, sono state scritte le seguenti parole: “A S. Pietro e a S. Cataldo i Supinesi nell’anno del Concilio Vaticano II – 1964”. Anche le altre due porte laterali attendono di essere sostituite da nuove egualmente degne del portone centrale.Una deficienza dobbiamo notare nel complesso del Santuario ed è la mancanza di una “Penitenziaria per i Pellegrini” della quale sappiamo esistere già un artistico progetto.Ci auguriamo che lo zelo e l’entusiasmo che in questo ultimo decennio hanno donato splendore artistico al Santuario, possano realizzare la indilazionabile opera.Il portone si è così chiuso alle nostre spalle; ma anche noi abbiamo voluto chiudere nel nostro cuore una parte di quel silenzio ascetico di cui si siamo intesi ammantati.


Torna ai contenuti | Torna al menu