San Cataldo Vescovo di Supino


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Notizie essenziali per stabilire la storicità di Cataldo

Informazioni > La Storia del Santo

della Prof.ssa Stefania Alessandrini Secondo le ricerche effettuate da P. Adiuto Putignani, il nostro Santo è nato a Canty, città nel distretto di Munster, diocesi di Waterford, in Irlanda, tra il 610 e il 620, circa quarant’anni dopo la nascita di Maometto. (è del 622 l’Egira la fuga di Maometto dalla Mecca verso Medina.)Il suo nome di battesimo è CATHLARM che significa “valoroso in battaglia”. Poco si sa della sua infanzia eccetto i nomi dei suoi genitori: Eucho e Achlena che spesso durante i suoi discorsi nominava. Anche se di origini benestante, abbandona presto il mondo laico per entrare nel monastero di Lismore per porsi sotto la guida spirituale e scientifica di San Carthagh dove fece subito grande progresso nella santità e nella scienza da esser ritenuto degno di succedere al fondatore nella direzione del monastero e della celeberrima scuola. Nel 627 (aveva circa vent’anni) è, infatti, abate a Lismore. Monaco nel senso pieno della parola , alternava la sua giornata nella preghiera liturgica e nell’insegnamento delle sacre virtù.Nel 670 è vescovo a Rachau, l’odierna Shanrahan. Cataldo pervenne all’episcopato in maniera del tutto eccezionale. Distribuito il suo patrimonio ai poveri, dopo la morte dei suoi genitori, e fattosi sacerdote, aveva operato vari miracoli tra cui il risveglio di un morto. Denunciato per esercizio di arti magiche, al re di Munster, fu imprigionato. La tradizione racconta che durante la notte apparvero al re due angeli che ordinarono di scarcerare il Santo. Così divenne vescovo.Possiede forti doti di organizzatore. Suddivide la diocesi in dodici distretti, con dodici ausiliari o delegati, di cui rimane il vescovo-capo. Per questo è rappresentato come arcivescovo, in realtà non oltrepassò la dignità vescovile.E’ divorato dallo spirito del “wànderer” il viaggiatore inquieto e impetuoso. Infatti le biografie sul Santo non spendono molte parole per illustrarne l’attività episcopale in Irlanda, ma lo presentano subito pellegrino in Terra Santa. L’epoca più attendibile del viaggio del nostro Santo in Palestina, deve collocarsi tra gli anni 679 e il 680.Il pellegrinaggio in Palestina è confermato da tutti gli scrittori irlandesi ed italiani, tutti concorde nel porre in risalto la grande passione di Cataldo per i luoghi dove era vissuto e morto Cristo. Rinvigorita la sua fede, attraverso il pellegrinaggio, il Santo pensò di fare ritorno alla sua terra natia, l’Irlanda, per riprendere la sua attività episcopale.E’ a questo punto che la storia di San Cataldo si intreccia con la leggenda e, infine, diventa tradizione. Infatti qui si interrompe quella autenticità della testimonianza storica, proprio perché Cataldo non tornerà più in Irlanda, ma a seguito di un naufragio sulle coste ioniche, la nave su cui era imbarcato, secondo le tradizioni tarantine, fu sospinta presso le coste di Otranto per trasferirsi a Taranto. Il suo arrivo avvenne in un periodo storicamente poco felice per la città di Taranto e per l’intera penisola italiana. L’Italia nella seconda metà del secolo VII affrontava alcune delle sfide più importanti della sua storia. Il territorio era diviso fra Longobardi e Bizantini, cominciavano i primi attacchi mussulmani, che proprio sul finire del secolo avrebbero avviato la conquista della Sicilia . In questo duro contrasto tra Romania e Gothia, la Chiesa, come ci riferisce il prof. Maurilio Adriani, cercava di consolidare sempre più il potere soprattutto nell’opera dell’evangelizzazione di popoli barbari. Per questo duro compito, già all’inizio del secolo, il papa Gregorio Magno aveva dato un forte slancio al rafforzamento dell’esperienza monastica per diffondere il messaggio evangelico. Così fecero gli altri papi che servendosi di missionari pronti a viaggiare in terre non sicure, esposte a tanti pericoli, facevano diffondere il messaggio cristiano così come aveva iniziato quest’opera qualche secolo prima S. Patrizio d’Irlanda e su suo esempio l’abate Agostino; la loro eredità spirituale generò un grande movimento che rinvigorì il monachesimo occidentale che sembrava aver perso vivacità. S. Colombano è il più grande di questi monaci: la grande abbazia di Bobbio sta ancora oggi a testimoniare la forza di un messaggio che spingeva questi uomini non a ritirarsi in città munite e fortificate, ma a vagare per città e campagne quasi ad anticipare il grande fenomeno del pellegrinaggio che sarebbe esploso da lì a qualche secolo dopo. A questo gruppo di uomini valorosi, intraprendenti ed arsi dalla passione per Gesù, insieme alle grandi figure del venerabile Beda, di Alcuino, maestro della scuola palatina, di Scoto Eriugena, il primo originale filosofo della Scolastica, appartiene anche Cataldo vescovo di Rachau e poi di Taranto. E proprio al fenomeno della peregrinatio pro Cristo tramandata dai monaci iro-scozzesi che possiamo inserire la figura di Cataldo approdato sui lidi italiani per cercare il più possibile di diffondere il messaggio evangelico.Il Santo giunse a Taranto preceduto dalla fama di santità, proprio quando la Chiesa tarantina era priva del suo pastore, con la morte del suo vescovo Germano. E’ per questo che i tarantini non si fecero scappare l’occasione per tenersi stretto, con la massima devozione un santo e acclamarlo come suo Pastore. Così Cataldo divenne vescovo di Taranto per sottoporsi volentieri alla volontà del popolo tarantino riconoscendo in questa la volontà di Dio.Sempre secondo la tradizione, il Santo fece diverse riforme liturgiche ed amministrative della diocesi, riordinò il clero secondo la consuetudine irlandese.Le tristi condizioni sociali, ambientali e politiche, perdurarono anche dopo la morte del Santo del quale si era perduta ogni memoria a causa delle continue guerre a cui fu sottoposta la città di Taranto, fino alla riconquista del suolo tarantino da parte di Bisanzio. Niceforo Foca iniziò la ricostruzione della città, proseguita poi da Narsete e dall’arcivescovo Drogone, il quale nel 1071 diede anche inizio alla nuova costruzione della cattedrale , essendo andata distrutta quella antica.Il 10 Maggio del 1071, nella cattedrale appena consacrata, si scopre la sepoltura di S. Cataldo. Mentre gli operai scavavano ove una volta esisteva una cappella dedicata a S. Giovanni di Galilea, il loro piccone urtò un sarcofago che immediatamente aperto alla presenza delle autorità religiose, rivelava un corpo di cui si racconta che emanasse un profumo particolare. Ed ecco che il corpo del Santo si rivelava al suo popolo soprattutto per la presenza sul petto di una croce episcopale aurea sulla quale tra pietre ed incisioni si leggeva chiaramente ”Cataldus” dalla quale si deduce con certezza la dignità di Cataldo vescovo di Taranto cinque secoli prima. Per questo la festa si celebra il 10 Maggio giorno della “invèntio còrporis” e non il “diès natalis”. Il suo corpo venne così trasferito sotto l’altare maggiore della nuova cattedrale. Nel 1151 fu fatta la traslazione delle ossa del Santo dall’altare maggiore alla cappella speciale fatta costruire dall’Arcivescovo Giraldo, in cornu epistolae cappella rispondente al vestibolo dell’attuale cappellone fatto costruire appositamente nel 1657 da Mons. Caracciolo per esporvi le reliquie del Santo. La devozione a Supino fu mediata da fra Filippo Foglietta francescano missionario. Nelle cronache dell’epoca si tramanda che Fra Filippo Foglietta, sacerdote dell’Ordine dei Cappuccini, trovandosi a Taranto per la sua missione, parlò tantissimo della devozione del Santo diffusa nel nostro paese al vescovo Caracciolo tanto da ottenere dal medesimo in dono una parte della reliquia del braccio, che viene ricevuta il 19 Aprile 1653 ed ora conservata nella chiesa di S. Maria Maggiore e portata processionalmente due volte l’anno (l’8 Marzo e 10 Maggio) all’Arcipretale di S. Pietro. E’ da questa data, e non prima, che si stabilisce il culto per il Santo che non si è mai inaridito. Il culto di Cataldo si estende a Patrica che ne venera un’immagine a Sant’Anna, cappella latina dei Colonna, alla Tomacella. Anzi il nome autentico della chiesetta era proprio San Cataldo che prese avvio il 26 Luglio giorno di S. Anna.A dimostrazione della dignità storica del culto, l’immagine episcopale di Cataldo compare alla cappella palatina di Palermo, nella basilica della natività a Betlemme, nel criptoportico della cattedrale di Anagni.Il suo culto a Supino è incentrato nella nostra chiesa di San Pietro contraddistinta da una frequentazione prodigiosa di fedeli . La chiesa fu ricostruita nel 1750. Una data indicativa è la costruzione dell’organo classico, datata 1764. La tradizione ci tramanda che l’architetto che fece ricostruire la chiesa è il famoso Guarini, l’architetto della cappella della Sindone a Torino, forse però è una delle tante storie azzardate su S. Cataldo; Guarini è vissuto circa cento anni prima.La statua del Santo, come si venera oggi, è opera inaugurata nel 1870, rifacimento del vecchio simulacro, distrutto da un incendio. Che sia stata disegnata da Ernesto Biondi di Morolo, forse è un altro errore storico; infatti il ragazzo Biondi, nato nel 1855, a quella data (cioè poco prima del rifacimento) aveva 14 anni circa. L’interpretazione storica sulla vita di S. Cataldo, secondo quanto esposto, non è da prendersi come realtà storica assoluta, in quanto sono tante e diverse le interpretazioni degli storici locali e irlandesi. E’ certo il risultato di uno studio accurato e profondo che vuole offrire al lettore un giusto accostamento alla vita e alla conoscenza del nostro Santo.
Come fonte biografica infine, ci si è riferiti al volumetto “Alle radici del Culto di S. Cataldo” a cura del Capitolo Metropolitano di Taranto; alla “Storia di un Santo” di P. Adiuto Putignani, al testo “Supino e San Cataldo” di Mons. Fausto Schietroma, dalla “Enciclopedia dei Santi” a cura di Giuseppe Carata, dalle “ Storie di Santi irlandesi” del medesimo autore.


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